La nuova indagine di Community sulla situazione economica delle famiglie italiane

La ripresa c’è, ma non sembra toccare me. È questa la percezione più diffusa fra le famiglie italiane che, negli ultimi anni, paiono in parte aver assorbito le difficoltà patite con l’avvio della crisi di 10 anni fa. Non sono uscite ancora (tutte) dal tunnel nel quale sono entrate dal 2008: alcune (poche) hanno visto migliorare le proprie disponibilità economiche, altre (la maggioranza) ritengono di avere un reddito rimasto stabile, talune (diverse) invece sono salite su un ascensore economico discendente. Le loro previsioni per quest’anno si polarizzano fra chi avverte che la stagione più critica sia alle spalle. E, per contro, chi intravede un’incertezza sulle prospettive. Come se la società italiana, lasciando dietro di sé il periodo economico più buio, si trovasse più divisa al suo interno.

Che il leggero miglioramento non si fondi solo su percezioni, è testimoniato anche dai dati della Banca d’Italia. Nel 2016 il reddito medio annuo delle famiglie italiane si è attestato a 31.469 euro, in leggera crescita rispetto a due anni prima (+3%), ma ancora ben distante dal raggiungere la soglia dei 36.142 degli anni precedenti la crisi (2006). A sostegno ulteriore di un miglioramento complessivo dell’economia nazionale vengono i dati del PIL e le sue proiezioni non solo del Governo, ma anche di diversi istituti nazionali e internazionali che registrano una progressione del nostro sistema produttivo. Progressione lenta rispetto agli altri paesi europei, ma comunque con un segno positivo crescente nel tempo.

Tuttavia, il nuovo slancio dell’economia richiede tempo prima che si manifesti concretamente nelle risorse disponibili alle famiglie (salari). La crisi, com’è noto, ha eroso una parte consistente delle disponibilità economiche delle famiglie, la cui più immediata conseguenza si è registrata nel crollo dei consumi. E, più in generale, ha alimentato un sentimento di impoverimento che per una parte è diventata effettivamente una condizione oggettiva di povertà. Per altri ha preso la forma di una deprivazione relativa: la difficoltà a mantenere il livello di vita sperimentato in precedenza, che ha colpito soprattutto una parte del ceto medio.

Di qui, un sentimento di cautela e di incertezza sul futuro che pervade gli italiani: resilienti alle difficoltà economiche, cui hanno fatto fronte coi risparmi e intaccando i propri patrimoni, ma più attendisti sul domani nonostante i segnali positivi degli indicatori istituzionali. Sono questi gli esiti principali dell’ultima rilevazione di Community Media Research per La Stampa, sulle condizioni economiche degli italiani e sulle prospettive future.

Indubbiamente, rispetto a quattro anni fa (2014) si può certamente affermare che il reddito degli italiani non sia ulteriormente peggiorato: più della metà (56,6%) dichiara come sia rimasto stabile nell’ultimo triennio, ben più di quanto affermato nel 2014 quando la soglia s’era fermata al 44,7%. La situazione è migliorata per un quinto degli interpellati (19,1%) e in misura superiore a qualche anno fa (8,7% nel 2014). Per converso, diminuisce chi ha visto calare le proprie risorse dal 46,6% del 2014 al 24,3% odierno. Una diminuzione significativa, ma che coinvolge ancora un quarto degli italiani. Come sempre, il dato medio oscura le diversità che sono rilevanti sul piano territoriale. Se a Nord Est ben il 25,8% ha conosciuto un miglioramento del reddito familiare nell’ultimo triennio, analogamente accade solo nel 13,7% del Mezzogiorno. Rimarcando una volta di più le divisioni territoriali dell’Italia.

Questi primi indizi di leggero miglioramento nelle condizioni economiche delle famiglie italiane, trovano un primo riverbero nelle proiezioni sul futuro. Se nel 2015 si era potuto osservare un tenue segno di inversione di tendenza, rispetto all’anno precedente, a distanza di un triennio le percezioni si fanno più consistenti. Quasi un quarto degli italiani (23,0%) pensa che la crisi sia ormai conclusa e i segnali di ripresa evidenti, ma un’analoga visione vedeva coinvolti solo l’8,0% degli intervistati nel 2015. Quindi, migliora in modo sensibile l’opinione sulle prospettive future, per quanto ciò sia confinato a una parte ancora contenuta della popolazione. Tuttavia, più che aumentare quanti prolungano temporalmente il termine delle difficoltà economiche, crescono molto quelli che esprimono incertezza: dal 13,6% del 2015 al 28,5% del 2018. Con un novero di incerti superiore a chi immagina il paese già fuori dal tunnel della crisi. Anche in questo caso, le divisioni territoriali sono evidenti. A un Nord (25,1%) che avverte già l’uscita dalla crisi, fa da controcanto un Centro-Sud (30,0%) in balia di una forte incertezza.

È significativo, a tal riguardo, considerare quali siano gli ambiti ritenuti crescere economicamente nel prossimo futuro. Per gli italiani il miglioramento economico riguarderà in misura decisamente maggiore il territorio in cui vivono (37,2%), l’Italia in generale (42,0%) e ancor di più l’Europa (59,5%), ben più che per se stessi e la propria famiglia (27,3%). Dunque, le attese positive sul futuro s’intravedono più per il contesto esterno e lambire solo marginalmente gli interpellati. Come se la ripresa fosse al di fuori delle mura di casa. Un simile esito trova nell’indice di fiducia sul futuro un sintetico orientamento. Gli “ottimisti”, ovvero quanti esprimono valutazioni sostanzialmente positive per tutti gli ambiti considerati, sono il 15,0%, in deciso calo rispetto alle precedenti rilevazioni. Crescono gli “attendisti” (51,3%) le cui prospettive paiono improntate a una maggiore cautela. Rimangono stabili quanti sono “preoccupati” (23,1%, prevalgono valutazioni negative su quelle positive sul futuro) e “pessimisti” (10,6%, i cui giudizi sono totalmente negativi).

Migliorano leggermente le condizioni economiche degli italiani rispetto ad alcuni anni fa, ma le ferite di una lunga crisi non sono ancora del tutto suturate. Per una minoranza cospicua delle famiglie il peggioramento delle risorse disponibili non sembra terminare. Il periodo di difficoltà dal quale lentamente l’Italia sta uscendo lascia dietro di sé almeno due divisioni che si acuiscono: sociale e territoriale. Temi sui quali l’agenda politica del nuovo parlamento dovrebbe interrogarsi fattivamente.

Nota metodologica

Community Media Research realizza l’Indagine LaST (Laboratorio sulla Società e il Territorio) che si è svolta a livello nazionale dal 9 al 22 gennaio 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con età superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla società Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.482 (su 13.384 contatti). L’analisi dei dati è stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d’età, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore è pari a +/-2,5%. La rilevazione è avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su www.agcom.it e www.communitymediaresearch.it

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