Elezioni 2018: l’indagine di Community su informazione e opinione

Attenti alle vicende della politica nazionale, più di quanto non si pensi. Utilizzatori multicanali nell’informazione, ma l’opinione si forma soprattutto tramite i media tradizionali, e segnatamente i quotidiani. Potrebbe sintetizzarsi in questo modo, a pochi giorni dalle elezioni, il comportamento prevalente degli italiani nell’aggiornarsi sui fatti politici. La campagna elettorale e le iniziative collegate spingono inevitabilmente le persone a un maggiore interesse verso l’offerta dei partiti, le proposte dei leader e i loro programmi. Da diverse settimane siamo immersi, e spesso anche sommersi, da comunicati, prese di posizione, interviste e presenze televisive. Con i candidati pronti a rilasciare dichiarazioni sugli eventi clamorosi di giornata, ma assai meno sui temi di prospettiva per il paese (economia, lavoro, infrastrutture, demografia). È praticamente impossibile non venirne a contatto. Ciò non di meno, la volontà di comprendere e districarsi nelle contorte vicissitudini della politica risulta significativamente elevata presso la popolazione.

Come dimostra l’ultima rilevazione di Community Media Research più di un terzo degli italiani (37,1%) s’informa costantemente su quanto accade nell’arena politica, cui si somma il 41,9% che segue, sebbene più in generale: in qualche misura, tende l’orecchio, è attento, ancorché in modo più distaccato. In ogni caso, complessivamente quasi quattro quinti degli italiani (79,0%) dichiara un coinvolgimento verso i temi politico-elettorali. Con qualche differenza di orientamento: le categorie più attente sono soprattutto i maschi, gli adulti rispetto ai giovani (benché anche fra questi la prevalenza segua in generale i fatti politici), chi è più istruito e soprattutto chi è deciso ad andare a votare.

Poi viene il 16,0% la cui attenzione è più discontinua: il dibattito politico è come un rumore di fondo, che si confonde con altri temi, ma che non attrae più di tanto. Infine, una quota marginale (5,0%) dichiara di non avere tempo per aggiornarsi o è totalmente disinteressato all’argomento. Quindi, gli italiani – seppure in diversa misura – sono attenti alle questioni politiche più delle solite rappresentazioni. Ma nell’epoca dei nuovi strumenti tecnologici della comunicazione, con quali modalità e attraverso quali mezzi s’informano e poi si creano le opinioni su questi temi? I due aspetti (informazione e opinione) non sono identici: se la prima è di più immediata fruizione, la seconda richiede tempo e spazi per sedimentarsi. I risultati, infatti, dimostrano l’esistenza di comportamenti differenziati.

In primo luogo, non c’è un unico canale privilegiato, ma sono una pluralità di fonti a contendersi il primato, quasi a pari merito: internet (26,5%, ma non i social che si fermano al 14,9%), la TV (24,8%) e i quotidiani (22,7%). Gli italiani mescolano gli strumenti informativi, dimostrando un atteggiamento proattivo, non accontentandosi di privilegiarne uno rispetto a un altro.

In secondo luogo, se raggruppiamo le tipologie di fonti, otteniamo che gli Old Media (quotidiani, TV, radio: 53,5%) assieme hanno ancora la preminenza sui New Media (internet, social: 41,4%) come fonti cui attingere le notizie politiche. Con qualche differenza significativa: agli Old Media sono più affezionati gli adulti (oltre 45 anni) e chi è deciso ad andare a votare; mentre ai New Media guardano con favore i più giovani (fino a 44 anni), gli studenti, chi è disilluso della politica ed è indeciso sul voto. Molto pochi, invece, si affidano alle reti delle Relazioni Sociali (associazionismo, familiari, colleghi: 5,1%) per ottenere news sulla politica.

In terzo luogo, l’esito cambia se osserviamo la modalità con cui gli italiano formano la propria opinione. La tripolarità precedente muta il peso di ciascun fattore e si aggiunge un quarto punto. I quotidiani assumono la leadership (25,6%) incrementando il loro valore, seguiti da internet (22,4% che perde leggermente peso) e dalla TV (18,2% anch’essa in calo). Cresce molto, invece, il ruolo della famiglia e degli amici (13,8%) dove la possibilità di dialogo e confronto è maggiore. Così, nel complesso, gli Old Media perdono lievemente d’intensità (49,6%), ma restano saldamente il primo riferimento con i giornali al top della classifica, soprattutto fra i più adulti (oltre 45 anni). Perdono di importanza, invece, i New Media (29,3% e segnatamente i social), seppure in misura minore fra giovani, studenti e indecisi al voto. Viceversa, le reti di Relazioni Sociali accrescono fortemente il loro peso (21,1%) nel contribuire a formare le opinioni (in particolare familiari e amici), soprattutto fra i più giovani. Dunque, informazioni e opinioni seguono percorsi complementari, ma diversi, anche fra le diverse parti della popolazione. Con due sorprese paradossali. Da un lato, al calo di diffusione dei quotidiani, sostituiti dalla velocità delle notizie in rete, non corrisponde una perdita nella capacità di determinare le opinioni. Anzi, ne detengono la leadership. Per converso, la pervasività dei social – ormai presi a riferimento dagli stessi organi d’informazione – come strumento di comunicazione, in realtà hanno un peso inversamente proporzionale nell’orientare le opinioni. Piuttosto è internet in generale – e per questo ancor meno delimitabile – ad avere un ruolo importante.

L’approssimarsi della scadenza elettorale nazionale il prossimo 4 marzo rende il tema dell’informazione tema ancor più scottante, in particolare in Italia. Non solo gli attori politici sono particolarmente sensibili alle presenze televisive, regolamentata dalla normativa fino al parossismo, ma anche la popolazione segue con maggior interesse le vicende politiche. Informazioni e opinioni percorrono strade integrate, ma difformi. Sono le opinioni, però, che orientano le scelte: e per maturare hanno bisogno di contesti in cui esercitarsi, in relazione con altri. Come creare un’opinione, nella società dell’informazione pervasiva, è la sfida educativa del futuro.

Nota metodologica

Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l’Indagine LaST (Laboratorio sulla Società e il Territorio) che si è svolta a livello nazionale dal 9 al 22 gennaio 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con età superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla società Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.482 (su 13.384 contatti). L’analisi dei dati è stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d’età, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore è pari a +/-2,5%. La rilevazione è avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su www.agcom.it